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ETNA – “A Muntagna” e i suoi vini

 

“Ora, la lava rappresenta una disgrazia nel momento in cui sopraggiunge, ma successivamente si rivela un beneficio per la campagna, perché la rende fertile e fa sì che produca una vite eccellente, mentre il resto del territorio non produce vino di tale qualità”

-        Strabone, Geografia, L’Italia

 

Quando si parla dell’Etna a qualunque latitudine il pensiero corre al più alto vulcano attivo d’Europa, ma pochi sanno che è nelle sue pendici che, da tempo immemore, abili agricoltori hanno ricamato le sue falde cercando suggestivi terrazzamenti.

Il fascino che trasmette il vulcano più focoso d’Europa è unico: siamo in Sicilia, denominata dai Greci Trinacria per la sua forma triangolare e l’Isola del Fuoco, come la definì Dante; un ecosistema unico al mondo.

La sua storia inizia con un’articolata storia geologica, durata all'incirca 500.000 o 700.000 anni, che ha dato origine alla regione etnea. Su questi scuri pendii, che l’uomo non ha mai voluto abbandonare nonostante i frequenti rigurgiti de “a Muntagna”, come viene chiamato qui il vulcano, crescono piante che, pur con mille difficoltà, generano prodotti peculiari. Senza dubbio la più rappresentativa e vicina all’uomo è la vite: non a caso per lei si parla di allevamento e non di coltivazione.

Con l’aiuto del tempo, l’azione del uomo ha tenacemente sovrapposto a paesaggio lavico quello agricolo tra i più ricchi e fertili dell’isola, dove l’arte di coltivare la vite ha origini ed usanze antiche. Perfino nella Storia dei Vini d’Italia del 1596, i vini etnei venivano ricordati come estremamente buoni, la cui bontà veniva attribuita alle ceneri vulcaniche.

Etna oggi – a rendere davvero grandi questi vini, concorrono alcuni fattori: i suoli di origine vulcanica a volte ciottolosi e ghiaiosi, a volte sabbiosi o meglio cinerei e ricchi di sali minerali che in queste sabbie vulcaniche sono presenti in alta concentrazione, l’esposizione solare, le escursioni termiche che arrivano anche a 25/30°C tra il giorno e la notte ed infine l’età delle vite. Condizioni assai estreme ed uniche che portano studiare e a curare con attenzione i vigneti e valorizzare il lavoro in cantina con l’impiego di metodi e tecnologie sempre più moderni ed appropriati. Gli enologi della nuova generazione hanno cambiato rotta aggiornando le tradizioni contadine per essere competitivi nella qualità ed affrontare con dignità i mercati fuori dalla regione.

Un’altra considerazione riguarda i coltivatori, grazie all’amore che hanno continuato a nutrire per questa terra, gli stessi sono tornati a credere nella sua potenzialità con investimenti mirati, acquisendo dei vigneti ormai abbandonati e accogliendo l’arrivo dei nuovi produttori con fiducia ed entusiasmo. Oggi possiamo affermare con orgoglio che i vini prodotti su queste pendici sono capaci di reggere confronto con i più grandi vini europei.

Vigneto etneo – il sistema più diffuso di allevamento della vite è il suggestivo terrazzamento, gran parte dei vigneti presenti oggi sull’Etna sono formati da viti di Nerello Mascalese di 60 – 70 anni misti a piante più giovani di Nerello Cappuccio, Catarratto e Carricante dai quali si ottengono vini dalla buona acidità, di notevole sapidità, decisamente minerali, con i tannini aggraziati grazie al sapiente dosaggio di botti e barrique. Tali caratteristiche plasmano i prodotti di imponente struttura e longevità capaci di sfidare il tempo, affinando il loro profilo fisiologico ed infine migliorare le qualità acquisite a monte.

I vini dell’Etna costituiscono nell’ambito della realtà vinicola europea odierna - un valido punto di giuntura dello scenario storico e tradizionalmente vissuto del vecchio continente, annoverandosi con il suo Nerello Mascalese nel gota dei più blasonati fratelli come il Pinot Noir, L’Aglianico, il Sangiovese e il Nebbiolo.