Italia - Piemonte

Le Maison


PIEMONTEai piedi delle montagne

 

Intorno a’frutti, e particolarmente intorno all’uva, vindemi quella, la pon ne’ tinacci, la pesta, fa mosto, bollisce, il mosto, cava il mosto, l’imbotta, mette la vinaccia al torchio, cava il vino dalla botte, fa vino cotto, vino di mele, sapor d’uva, uva secca al forno

-        Tommaso Garzoni – La piazza universale di tutte le professioni del mondo - 1585

 

“Ai piedi delle montagne” è il significato etimologico di Piemonte: non c’è termine migliore di esprimere la morfologia di questa regione e non c’è territorio al mondo che meglio si adatti a questa definizione.

Infatti, il perimetro regionale è delimitato per i tre quarti - sud, ovest, e nord – da montagne rappresentate da Alpi e da Appennino Ligure.

Dal punta di vista strutturale la viticoltura piemontese predilige la collina, dove la vite si insedia sui versanti a sud, est e ovest e lascia ad altre colture il lato nord. Le aere viticole principali sono situate a sud del fiume Po, nella provincia di Cuneo (Langa e Roero) e in quelle di Asti e Alessandria (Monferrato): in questo ampio territorio, la vocazione viticola è oggi confermata da una coltivazione altamente specializzata e rappresentata in pratica 95% della produzione regionale. Il restante 5% appartiene a una viticoltura, spesso eroica, condotta sulla montagna torinese e nelle provincie di Vercelli, Biella e Novara, dove la coltura del Nebbiolo ha condiviso la presenza di altre varietà locali come Vespolina, Bonarda novarese e Coratina.

Dal punto di vista ampelografico, il Piemonte meridionale è più ricco, privilegiando in Langa e Roero vitigni come Barbera, Dolcetto, Nebbiolo, e uve bianche come Arneis, Moscato e Favorita. La struttura delle denominazioni è orientata alla qualità
su un totale di 330 DOC e 74 DOCG prodotte in Italia, al Piemonte ne appartengono rispettivamente 42 e 17.

Il più prestigioso e aristocratico vitigno piemontese senza ombra di dubbio è il Nebbiolo, questo vitigno che matura molto tardi e trova la sua espressione migliore nelle colline langarole dà vita ai due migliori vini rossi piemontesi: Barolo e Barbaresco. Esigente in fatto dei terreni ed esposizione climatica, non accetta mezze misure e pretende sempre le situazioni pedoclimatiche ottimali.

Dal punta di vita geologico, l’origine dei territori su cui nascono questi due grandi vini è la stessa: entrambi appartengono infatti - come tutto il territorio della destra del Tanaro – all’Era Terziaria e in particolare al periodo di Miocene. Ma all’interno di questo periodo, le zone del Barolo e Barbaresco evidenziano le loro peculiari differenze.

I vini delle Langhe nel presente

“Credo che il mondo cammini, vada avanti; e credo che non possiamo fermarlo - scriveva Cavourdimostrando simpatia per la rivoluzione parigina e al contempo riflettendo anche sul nuovo modo di intendere i vini.

Il progresso non si ferma, i gusti si evolvono, ma nel cogliere le rivolte liberali, la storia, la politica ed ogni altro mutamento si evolvono con il solfeggio della moderazione.

Al pari dei cambiamenti sociali, i produttori piemontesi hanno saputo percorrere posizioni quasi mai radicalizzate, perché ognuno di loro, pur aderendo all’una o all’altra filosofia, aveva ben presene l’importanza dell’ambiente, inteso come vitigno, come terreno, come clima e ognuno di loro sapeva che l’esasperazione restauratrice e rivoluzionaria non avrebbero arrecato benefici.

Il rispetto della tradizione, in fatto di vinificazione, non è un fatto statico, ma si arricchisce con il confronto del gusto e con l’apertura allo scenario internazionale. Pertanto nell’universo di stili dei produttori, c’è ancora una volta dinamismo e sentimento creativo, che mira a conoscenze e proposte nuove ponendo le basi di una cultura del vino aperta all’innovazione, perché no.

Come invecchia il Nebbiolo?

Vini prodotti da uve Nebbiolo si caratterizzano per la loro propensione naturale all’invecchiamento, acquisiscono un corredo dei profumi fascinoso che ricorda rosa appassita, tamarindo e corteccia. In relazione al luogo della coltivazione sviluppano un corredo olfattivo specifico, possono risultare più o meno carichi di polifenoli e differenziarsi nell’impronta minerale, ma quasi sempre sono accomunati dalle fragranze di origine floreale, che si manifestano nei vini nelle numerose sfumature. Il tannino del Nebbiolo assomiglia a quello del Pinot Noir in Borgogna, di solito è assai levigato, di trama fine e magistralmente integrato e distribuito nella struttura del vino; nella fase di affinamento polimerizza correttamente attribuendo ai vini una nota di nobiltà e classe.