Italia - Lazio


LAZIO – tra l’eco degli Etruschi e l’operato dei Romani

 

Anche nel Lazio come nelle altre regioni dell’Italia centrale, il legame con la vite e il vino trova forti riferimenti nelle popolazioni etrusche e, successivamente, nelle gesta e nell’iniziative dei Romani.

Situata nel cuore dell’Italia centrale, la regione Lazio estende i suoi territori dalla dorsale appenninica fino al Mar Tirreno, in un continuo andamento collinare e parzialmente montuoso, che ricopre circa l’80% del totale.

La vite occupa le aree collinari, mentre la parte pianeggiante, un tempo paludosa, è stata bonificata e oggi è coltivata a cereali e foraggere. In termini geografici il Lazio non può che produrre buon vino, dal momento che dispone di tutti gli elementi essenziali allo scopo: le dolci alture, il sole e il clima temperato, i suoi terreni sono spesso vulcanici, calcarei o tufacei: è proprio la terra del vino. Dal momento che nel Lazio si producano tanti vini qualitativamente caratteristici, si tende spesso a dimenticare quanto questo fenomeno sia recente. Poco più di una generazione fa, solo una minima parte del vino laziale era imbottigliata dal produttore, la stragrande maggioranza era inviata alla città di Roma per il consumo domestico quotidiano, e il poco vino esportato era per lo più miscelato dai grandi commercianti e venduto senza una persica specificazione identitaria. A partire dagli anni Sessanta, dopo quando il governo ha intrapreso il compito di ordinare gli innumerevoli vini secondo identità ben definite, si è iniziato a specificare chiaramente da chi è stato prodotto il vino, dove e, come deve essere chiamato. Con l’introduzione del nuovo sistema attraverso la stipula delle doc, finalmente i nuovi ordinamenti hanno consento a brillare di luce propria ai vini anonimi pur provenienti dai territori ad alta vocazione viticola.

Dal punta di vista ampelografico, i vitigni a bacca bianca, sono quelli prevalenti sia per numero sia per estensione dei vigneti: il Trebbiano (Toscano, Romagnolo, Spoletino), e così pure la Malvasia, che qui è presente con la Bianca di Candia e quella del Lazio; al loro fianco troviamo una miriade di vitigni locali - il Bellone, il Bombino, il Cacchione, il Grechetto e il Moscato di Terracina. Tra le uve a bacca rossa spiccano il Cesanese, il Ciliegiolo, il Sangiovese, il Montepulciano rimanendo nella famiglia degli autoctoni.

Il Lazio individua nel suo territorio regionale sei aree principali: a nord nella zona di Viterbo regnano la grande tradizione vinicola rappresentata, oltre che dall’Orvieto, dal notissimo Est! Est! Est! di Montefiascone, dall’Aleatico di Gradoli, dalle denominazioni territoriali come Tarquinia, colli Etruschi Viterbesi e insieme alla provincia di Roma, dalla doc Cerveteri. In provincia di Rieti, i Colli della Sabina danno il nome all’omonima doc e in provincia di Roma, includono il Bianco Capena. Di lunga tradizione vinicola è tutto il territorio dei Castelli Romani, dove si ottiene anche la quota maggiore della produzione laziale: dal Frascati al Marino, dal Montecompatri Colonna al Velletri, dai Colli Albani al Colli Lanuvini e al Cori – sono numerose e ben radicate nel territorio.

 La zona del Cesanese – è un area che si sviluppa in provincia di Roma e Frosinone dove si producono i vini rossi da uve Cesanese d’Affile o Cesanese del Piglio di bella struttura, dall’insolita eleganza e protesi ad un dignitoso invecchiamento.

Pur essendo la struttura produttiva laziale, spesso dominata da grandi agglomerati come cantine sociali e i consorzi legati a loro, sono sorte anche numerose realtà individuali, dinamiche votate alla qualità.

Sono proprio quelle realtà che ad oggi tutelano maggiormente il patrimonio viticolo regionale, hanno saputo cogliere il messaggio derivante da quei lembi di terra, che sono sempre esisti e magari abbandonati in quanto ritenuti poco fruttiferi e démodé, ma una vigna non si arrende mai specie se supportata dall’uomo che ama i suoi frutti.

Che emozioni suscita il Cesanese?

Nel bicchiere si pone nella veste di carnosa fragranza, si distingue per la sottigliezza sapido – minerale e la precisione dei tannini ben integrati nella moderata freschezza. Il colore trasmette l’ordine e la pulizia, è vivido e frastagliato da guizzi decisi, affascina per le sfumature di ordinaria delicatezza; viola e porpora si proiettano a gran angolo. Il profumo emerge graduale, dotato da un insolito fascino, distese di muschio e mirtilli maturi si mescolano ai ricordi di funghi, di corteccia, di lapis e di geranio. Un vino viscerale e vulcanico da una profonda impronta territoriale