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Des Ardoisières

Storia e filosofia della maison Des Ardoisières

Alla fine degli anni novanta, un giovane ingenere agronomo, originario della Champagne, di nome Brice Omont, si lancia in un’avventura molto umana piantando 20 ha di vigneti nel piccolo villaggio savoiardo di Cevins, in fondo alla valle che porta ad Albertville.

Fin qui non ci sarebbe nulla di sorprendente, se non il fatto che questa zona della Savoia, prima dell’arrivo di Brice, era quasi del tutto spopolata e soggetta a forti difficoltà economiche. Le ripide colline verdeggianti stavano scivolando verso un'inevitabile declino quando il sindaco del paese convince il notaio ad attuare una serie di vendite di lotti, dando vita al progetto unificante del reimpianto per i suoi cittadini.

Tra questi c’è un duro appassionato enologo e sostenitore della biodinamica, Michel Grisard, che con il dovuto riconoscimento e tanta ammirazione, affianca il giovane Brice nella realizzazione dell’impianto. L’avventura prende il suo passo e mentre Grisard rimane fortemente ancorato alla coltivazione integralmente biodinamica, Brice Omont si rileva più pragmatico, tenendo conto delle difficili condizioni ambientali, vuole assicurare la continuità produttiva del vino, focalizzandosi sull'agricoltura biologica.

Ad oggi i vigneti sono dislocati in due luoghi diversi, la collina di Cevins che guarda a sud-est, dai terreni scistosi con una matrice fangosa, e la collina di Saint-Pierre-de-Soucy dai terreni più leggeri e ricchi di argilla dove nascono vini più flessibili e facili da bere in gioventù che si presentano come una buona alternativa allo stile più austero ed elitario di Cevins.

Gli impianti comprendono 10 ha a biacca bianca di Jacquèere, Roussanne, Pinot Grigio, Mondeuse Blanche, Altesse e 3 ha di varietà rosse di Gamay, Persan, Mondeuse Noire. Le botti sono acquistate in Mortet, in Borgogna, oppure a Bordeaux da Chateau Smith Haut Lafitte. I mosti della collina di Cevins fermentano interamente in botti di rovere, mentre quelli di Saint-Pierre 1/3 in botti e 2/3 in tini a bassa temperatura naturale (14-15%) e la fermentazione malolattica è svolta parzialmente. La frequenza di batonnages è diminuita notevolmente. Dal 2010 l’intero raccolto è certificato biologico. La produzione media annua si aggira attorno a 45.000 bottiglie.