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Cupano

Storia e filosofia della maison Cupano

La nostra storia con Montalcino è iniziata nei primi anni settanta, si veniva a trovare un pittore francese, Yoran Cazac, racconta Ornella. All’epoca era una campagna poco frequentata, il vino lo si beveva senza parlarne, il Brunello esisteva, ma non le enoteche, né gli alberi di Natale in piazza, né le strade asfaltate.

Ora viviamo su una collina di sassi sopra l’Ombrone, che assicura drenaggio, ricchezza di minerali e una vista meravigliosa, e che, anno dopo anno, si rivela essere “un vrai, grand terroir”.

Il nostro mentore è stato Henri Jayer di Borgogna con le sue ferree convinzioni: pochi ettari, vino fatto in vigna, nessun pesticida o fertilizzante chimico, rese limitate in vendemmia eliminando ancora sulla tavola di cernita ogni traccia di uva non matura o ammuffita, lieviti autoctoni, malolattica sulle fecce fini in barriques francesi di media tostatura.

Carlo Ferrini ha scelto i terreni e le barbatelle, il sesto d’impianto, l’altezza dei cordoni; François Bouchet ci ha introdotti alla biodinamica, la biodinamica semplice ed efficace di un vecchio seigneur - contadino quale lui era. E quando Giulio Gambelli- fissandoci in silenzio con il bicchiere in mano – si avvitava l’indice sulla guancia, imbottigliavamo.

Abbiamo piantato 3 ha di vigna a 6250 piedi/ha su un podere abbandonato da più di quarant’anni che non aveva mai conosciuto l’agricoltura moderna.

Nel 2014 abbiamo messo a dimora ulteriori 3,3 ettari con Sangiovese, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot.

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