Italia - Campania


Campania – la punta di diamante della viticoltura meridionale

“I Romani fanno anche venire di là i vini migliori, quali il Falerno, lo Statano e il Caleno; ma oramai anche il Surrentino è oggi comparabile a questi dopo che, di recente, si è sperimentato che si presta all’invecchiamento”

-        Strabone – Geografia – L’Italia

La vite su queste terre, venne insediata con tutta probabilità dai greci, ai quali seguirono i Romani, il popolo che contribuì con maggior forza alla definitiva diffusione della pianta e della sua coltura. A favorire lo sviluppo viticolo intervenne senza dubbio anche una situazione climatica particolarmente favorevole, mite nelle zone litoranee, e procedendo verso l’interno e con l’elevarsi del livello del suolo, sempre più simile al temperato continentale.

Affacciata sulla costa del Mar Tirreno, la Campania è una regione il cui territorio si presenta eterogeneo, con gli spazi più interni decisamente montuosi, ai quali seguono in direzione ovest aeree collinari e pianeggianti fino a raggiungere la fascia costiera, che scivola nel mare e dal quale emergono alcune isole di un una certa estensione come Capri, Ischia e Procida.

Il territorio campano è fertile e accoglie diverse coltivazioni agricole, tra le quali il primato è da sempre dedicato alla vite. E non è un fatto recente; già la storia ha scritto pagine indimenticabili di qualità e prestigio con la produzione di vini che sono rimasti indelebili nella storia umana come il Falerno, il Caucino, il Fuastiniano e il Caleno. La fama dei vini bianchi di questa regione non è meno antica di quella dei vini rossi. La loro straordinaria longevità, stimolata dalla resina e dal miele, raggiungeva il secolo.

La diversificazione accentuata del territorio si traduce in una ripartizione della realtà regionale, grazie anche a differenti situazioni produttive: ad oggi la realtà produttiva è costituita da 4 Docg e 15 Doc. La ricchezza e l’eterogeneità è determinata innanzitutto da una grande variabilità a livello di vitigni coltivati. Una base ampelografica così variegata rappresenta un patrimonio solido e coeso della viticoltura campana, da sempre così radicata nelle vaste terre della sua regione.

Tra i numerosissimi vitigni a bacca bianca possiamo ricordare Asprinio, Biancolella, Coda di Volpe, Falanghina, Fiano di Avellino, Forastera, Greco, Malvasia, Trebbiano, Verdeca, come altrettanto quelli a bacca rossa che dopo il più famoso l’Aglianico sono presenti l’Aglianicone, il Piedirosso, il Primitivo, l’Uva di Troia e lo Sciascinoso.

Fiano di Avellino visto da vicino – ovviamente il vitigno, da sempre acclimatato in Campania, offre il meglio di se in terra irpina. Infatti, la sua culla si ritiene essere stata Lapio, piccolo comune poggiato selle colline dell’Irpinia a 600 m sul livello del mare. La capacità di entrare in perfetta sintonia con territorio che esso abita e leggibile – tra l’altro – nell’epoca del germogliamento medio – tardivo, che lo pone al riparo dai ritorni di gelo sempre più frequenti in Irpinia e nella maturazione delle uve che avviene nella prima metà di ottobre, garantendo in tale modo un ottimo contenuto zuccherino e un’acidità totale elevata. Siamo in presenza di un vitigno molto longevo, oltre i dieci anni se ben conservato, dote riservata a pochissimi vitigni bianchi. È un bianco dai profumi varietali decisi, per individuare il Fiano di Avellino, bisogna avvertire il sentore di nocciola più o meno tostata intrecciata ad una sottile presenza minerale.

Aglianico visto da vicino – non è raro sentirlo chiamare ad oggi ellenico, denominazione che ha indotto autorevoli studiosi ad attribuirgli una origine greca, e quindi, una presenza in Campania da oltre 2000 anni.

Il vitigno autoctono a bacca rossa più rappresentativo della Campania e del sud d’Italia. Compone i più importanti vini rossi della regione, in Irpinia dà origine al Taurasi – uno dei più grandi rossi dell’enologia italiana e primo Docg dell’enologia meridionale.

A riprova del profondo legame del vitigno al territorio campano, facendo ricorso alle moderne metodologie di ricerca, che includono anche indagini di tipo bio - molecolare, è stato possibile selezionare un crescente numero di cloni, ciò di ecotipi che, possedendo le caratteristiche tipiche del vitigno, presentano alcune specificità morfologiche e produttive miglioratrici: maggiore capacità di accumulare zuccheri, maggiore resistenza a fitopatie, grappoli più piccoli e spargoli, assenza di acinellatura.

L’Aglianico è un vitigno con produzione costante, grazie a una buona fertilità delle gemme. Il livello degli zuccheri è molto elevato ed associato ad una sostenuta acidità totale. È un vitigno di terza epoca di maturazione, infatti, in Irpinia la raccolta cade la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Perfetta appare la sintesi tra il clima, il vitigno e il terreno, in un equilibrio che si è andato armonizzando e rafforzando nei secoli, fino a fondersi in un vino dalle peculiarità superiori. Infatti, pur prediligendo terreni collinari, di origine prevalentemente vulcanica, argilloso – calcarei, mostra di adattarsi bene alla complessa orografia dell’aerea coltivazione irpina, garantendo nei diversi ambienti produzioni di elevato livello qualitativo, con specifici caratteri di tipicità per le diverse realtà produttive. Ne derivano vini dotati di complessità aromatica, più morbidi ed eleganti e di straordinaria longevità.